Un salto a Budapest

Ok questa è stata più una trasferta che un viaggio. Un piccolo sfogo, troppo breve, ho commesso molti errori nel “progettarlo” anzi, diciamo che ho sbagliato a non progettarlo.

L’andata è stata distruttiva, quasi 950 km in un giorno, diciamo pure 10 ore di viaggio che con le soste necessarie e non sono diventate quasi 12 ore.

Ho evitato la Slovenia perchè (che io sappia) ci vuole anche lì il bollino per le autostrade, e nei miei piani originari c’era anche Vienna o Salisburgo, quindi ho pensato di evitare un bollino inutile e di passare per l’Austria.

 

PRIMO GIORNO [mappa]

Mi sveglio alle 7.30 ma parto alle 9, troppe paure. L’idea dell’Ungheria mi spaventava molto. Non sapevo a cosa andavo incontro, da solo… Si allenta un pò la tensione quando in autogrill un simpatico padovano mi chiede dove stavo andando conciato così (con un po’ di aria di.. superiorità diciamo, della serie: “sei troppo imbacuccato, dove cazzo vuoi andare?”). Quando gli rispondo Budapest però la sua espressione cambia un po’, e mi fa gli auguri per un buon viaggio.

Ultimo autogrill prima dell’Austria, mi fermo a comprare la Vignette e il Kit di pronto soccorso obbligatori (che poi dopo, senza la furia del momento, scopro che non ha l’omologazione DIN 13167 quindi penso sia completamente inutile, bella chiavata! grazie italia!) e incontro lo stesso tizio che mi dice “Di questo passo non ci arrivi mica a Budapest!”. Sorrido e… in effetti me la stavo prendendo troppo con calma.

Sosta panini a Wolfsberg, Austria e passo alla seconda fase del viaggio: “shit got real”, cioè: la faccenda si sta facendo seria. Ormai sono in ballo.

Riparto e in pochissimo tempo (tutta autostrada) raggiungo il confine con l’Ungheria. E devo dire che la differenza si nota. Le case, la gente, l’erba, è tutto diverso. Il verde è.. meno verde del solito. Sinceramente la definirei “le bassette” d’Europa. Solo i Ravennati capiranno. I passaggi a livello hanno una luce lampeggiante, bianca, e c’ho messo qualche minuto prima di capire che fanno sempre così e che potevo passare. Che fregatura. Per usare le autostrade (o anche altri pezzi di superstrade mi pare), anche qui serve il bollino. Si chiama E-Matrica, ed è completamente virtuale: comprandola ti chiedono il numero di targa e delle telecamere fisse o mobili su camioncini ti controllano.

Arrivo alle 21 a casa di Júlia, prima volta che la vedo di persona, e senza farsi problemi mi chiede “have you got a spare helmet?”. Perfetto! Si fida di me! Clicco e tengo premuto ESA finchè non appaiono due caschi su display (*), e andiamo in hotel così mi aiuterà con la tizia che non parla molto bene inglese (scrissi un’email in inglese mi rispose in ungherese, perfetto!). Già qui, punti, molti punti. Io mi sono fidato di una persona conosciuta via IRCNet anni fa, e ho percorso 950 km per vederla, rischiando di trovarmi di fronte all’Uomo dei fumetti dei Simpson. Ma la mia fiducia è stata ripagata, WOW! Faith in humanity… restored!

In hotel si mette a chiaccherare con la signora guardando Budapest dalle colline, mooolto carino. Anche se ritrovarmi lì, con una ragazza e una signora che chiaccherano in ungherese mi fa nascere molte domande tipo “che cazzo ho fatto? stamattina ero a casa mia!”.

Andiamo a farci un giro per il centro, in moto. Júlia in inglese si confondeva un po’ tra sinistra, dritto, e destra, quindi ho deciso che mi dovrà toccare la spalla dove dovrò voltare ad ogni incrocio. Sarò il suo joystick. Non oso pensare a quanti divieti non ho visto. Speriamo bene. E’ tardi, ci prendiamo qualcosa in un fast food e quand’è ora di togliere la moto dal cavalletto laterale, la tiro su.. un po’ troppo su… perdo l’equilibrio… Splof. Ed ecco un mostro di quasi.. boh? 300 kg? per terra. A Budapest. Ok, ero un po’ stanco. Prima cosa che noto: le gigantesche valige laterali in ferraccio e il paramotore FUNZIONANO. La moto in effetti non s’è fatta niente, solo un graffio invisibile sulla valigia destra. Sollevarla è stato abbastanza facile. Nonostante io sia abbastanza mingherlino, tra la rabbia, i video su youtube visti in passato, e anche il suo aiuto, l’ho tirata su in un attimo. Júlia: “Well, we are alive, yay!”. Mi piace la sua filosofia.

Vado a dormire dopo una bella doccia. Mancavano gli asciugamani e spiegarlo alla signora non è stato un granchè facile. Comunque l’hotel è Cziraky Panzió. 32 euro colazione esclusa. Sinceramente mi sono svegliato con delle formiche sul materasso che mi guardavano, ma non so se erano lì per caso o erano nei miei bagagli o boh. Sembra un posto per bene comunque. Garage per la moto.

 

SECONDO GIORNO [mappa]

Appena sveglio vado da Júlia, mi porterà a fare un giro per Budapest. Data la stanchezza, e il fatto che Budapest sia inguidabile (ci sono un sacco di incroci senza cartelli, o quando c’è un semaforo devi lavorare di fantasia per quanto riguarda la svolta da fare), dicevo, inguidabile… ecco, ci siamo mossi con tram e metropolitana. Vediamo un sacco di castelli e parchi e tante cose belle. Non so assolutamente nessun nome o riferimento purtroppo. L’unico posto di cui mi ricordo il nome è “Magyar Mezőgazdasági Múzeum”, il museo dell’agricultura. In realtà è un gigantesco parco con ingresso stile “castello di Mirabilandia” con musei vari, statue, colline, alberi, tanta robba.

Io, stanchissimo dal giorno prima: “My back hurts because of the big trip, can we sit down somewhere?”
“Sure!”

Appoggio la giacca Dainese su una collinetta all’interno di questo prato, ci stendiamo a guardare il cielo. Quel momento mi ha ripagato di quasi tutte le fatiche e spese per questo viaggetto.

Pranzo nel suo – da quanto ho capito – ristorante preferito: Pizza Eataliano. Quando chiedo perchè “Eataliano”, mi risponde “because it reads italiano”, cacchio, che trovata.

Dopo pranzo giriamo un altro po’, ci becchiamo la macchina di Google Maps che ci scatta qualche foto. Purtroppo lei ha da fare, deve organizzare la cena del suo compleanno così mi avrebbe lasciato da solo per la serata.

E qui ho commesso il più grande errore di tutto il viaggio: ho deciso di andarmene. Stavo così bene con lei, era tutto così facile, bello, scorrevole, che ho pensato: “Cazzo, senza di lei qui sono morto. Fanno fatica a parlare inglese, moneta diversa… Mhhh meglio tornare verso casa”

Molto probabilmente se mi avvicinavo al centro turistico qualcuno parlava inglese, e non ho pensato che andare a Budapest non è una cosa che capita tutti i giorni, quindi potevo benissimo rimanere. Ma no, vabbè. Ho sbagliato. Con l’aiuto di Júlia trovo un hotel a 20 euro in Austria e mi metto in viaggio.

Traffico bestiale per uscire dalla città. Una cosa proprio… invivibile. Anche il motore boxer inizia a borbottare in modo diverso, “finalmente” si sente il caldo che sale dai cilindri (tutti dicono che scalda un casino, io non me ne sono mai accorto!).

Bene, mi ritrovo alle boh, 22.15 (non ricordo esattamente, comunque era tardino) ancora in Ungheria, dalle parti di Hosszúpereszteg (tradotto significa: paese in mezzo al nulla più assoluto). Ho finito di proposito tutti i fiorini ungheresi e ho solo degli euro. Ho un hotel prenotato in Austria e non ho ancora mangiato. Beh cercherò un ristorante e cambierò i soldi. Oppure chiedo se accettano gli euro, ho notato che in alcuni posti sono accettati, tanto tra 2 anni sarà la moneta ufficiale (poveri loro!). Ok, ma devo avvertire l’hotel che tarderò. Chiamo, mi risponde una voce tedesca registrata. Perfetto, e ora dove cazzo dormo? Arrivo in ritardo sperando che la signora sia ancora sveglia? Cerco un altro hotel? Mangio in hotel? Mangio qui? AIUTO!

Momento di panico. Odio non avere la situazione sotto controllo.

Mi fermo in un locale. E’ di spogliarelliste. Tentato, ma sono nella merda fino al collo. Mi fermo in un altro pub più tranquillo: “Do you accept euro?” “Yes!” “Nice, and can you make me something to eat? A sandwich?” Sguardo vuoto della cameriera. Non ha capito un cazzo.

Un tizio si alza dal tavolo e inizia a dirmi cose strane in ungherese. Sorrido e gli faccio segno che ho fame sfregandomi la pancia. Mi indica un ristorante 10 km in direzione opposta, tornando verso Budapest. No, grazie, devo scappare in Austria, sono in mega ritardo, non posso tornare indietro. Esco e sto tizio con 2-3 amici, cameriera compresa, mi seguono fuori dal locale e mi si gela il sangue. Che cazzo vogliono? Semplicemente si accendono una sigaretta. Ok. Guardano la moto e ridendo mi dicono che è un trattore (almeno, io ho capito così). Sorrido, metto in moto, e tutti si mi fanno il segno di impennare :D che tesori, ma mi dispiace, non ne ho voglia, e poi dovrei disattivare l’ASC, tzè (*).

Partenza normale, deludendoli, poi accellero il ritmo.

Riprovo a chiamare e stavolta la tipa dell’hotel risponde. Le chiedo se puo’ farmi qualcosa da mangiare. Dice che non è un problema. Ohhh che carina.

Arrivo alla Frühstückspension Lechner (20 euro a notte colazione compresa) alle 22.30/22.45, entro in camera e trovo un piatto con 3 panini con quella specie di mortadella farcita tedesca. Ah, che tesoro. Austria, la patria dell’ospitalità.

 

TERZO GIORNO [mappa]

Sì, è stata un tesoro per i panini, ma la colazione non è stata delle migliori: l’aranciata sapeva di benzina e avevo seri dubbi sulla scadenza delle varie marmellate. La tizia mi ha chiesto dove andavo, quando le ho detto Wörthersee mi ha risposto qualcosa che non ho capito. E’ scappata a portare suo marito dal dentista. Poi non ho piu’ visto nessuno in hotel.. mi sa che ero da solo… Boh!

Direzione Wörthersee, così “mi avvicino a casa con calma e mi guardo un bel laghetto con calma…”. Si, magari. A 3-4 km dal lago IL CASINO PIU’ ASSOLUTO. Mi sono beccato il Wörthersee Tour 2012 (basta vedere le foto per capire cos’è).  Ecco cosa voleva dirmi la tizia dell’hotel. C’era un sacco di gente ai lati della strada, tipo un rally. Alcuni ragazzi s’erano preparati un cartello con scritto “SOUND CHECK” (ergo: faccela sentire, fratello!) e le macchine rispondevano con sgasate fino al limitatore.

Insomma, ok, carino, ma non era sicuramente quello che stavo cercando. Ricambio un po’ della gentaglia che mi salutava (salutavano macchine e moto, era proprio baldoria generale) e torno in Italia, ma per poco: decido di farmi un assaggino di Slovenia: Cave del Predil -> Passo del Predil -> Log pod Mangartom -> Bovec -> Zaga -> Uccea.

Dopo tantissimi chilometri in autostrada finalmente si inizia a respirare. Panorami mozzafiato, fresco, curve. Mi sento a casa, incrocio diversi motociclisti.

Sosta panini sui sassi di un fiume (penso fosse il fiume Koritnica), e decido di mettere a mollo gli stivali. Vado in qualche centimetro d’acqua, tengono, vado ancora più a fondo. Che soddisfazione camminare in un fiume. Mi volto e sulla riva c’era un bambino che veniva sgridato dalla mamma perchè doveva stare attento a non bagnarsi le scarpe. Ho riso. Sono una persona cattiva. Ho riso tanto.

Rientro da Zaga, Uccea, vedo il cartello Italia e mi deprimo, come ogni ritorno. In autogrill qualche chiacchera con alcuni possessori di GS, poi a casa.

 

NOTE Anzi, critiche a me stesso.

Oddio, allora prima di tutto nota di un mio amico: mi ha fatto notare che uso dei verbi scazzati al passato cioè mischio passato con presente e cazzo, è vero. Pero’ ormai sono abituato così, sinceramente non mi va di correggermi. E questi errori me li porto dietro anche in inglese. Pessimo. Vabbè.

Poi, sempre autocritica: sono andato in panico e sono tornato verso casa, in Austria. Ho sbagliato e me ne rendo conto. Però da soli è difficile tenere sempre conto della situazione, delle conseguenze. E poi in Austria mi sento bene. Non so perchè, e non posso neanche dire che è la nazione più bella del mondo però cazzo, l’ospitalità, la gentilezza che hanno con i motociclisti è la migliore di tutti i posti che conosco.

Infine, in due punti contrassegnati dall’asterisco * ho parlato come un possessore di moto BMW. Allora. Ho sempre odiato gli spavaldi BMWisti, e non sono come loro, riconosco che ha i suoi difetti, ma ADESSO quando carico un passeggero la prima cosa che mi viene in mente è impostare l’ESA, e se penso ad un’impennata mi viene in mente che non posso farla per via dell’ASC (o simile, non so come si chiami esattamente in casa BWM). Ed è inutile, ora sono leggermente cambiato, ora ce l’ho e penso come un possessore di GS. D’altro canto, se qualcuno si sente offeso: non posso piu’ tornare indietro in stradine strette se non c’è spazio per fare “manovra”, non posso spingerla in salita senza scendere e sudare, consumo sui 18 km/l e con attenzione arrivo a 20 km/l. Insomma, non sono tutte rose e fiori. PERO’ è UNA GRAN MOTO. ECCO. BASTA.

Foto su Picasa, Video su Youtube.

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