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A bit of Europe – 2012

Sì insomma, abbiamo toccato qualche paese al di fuori dell’Italia, chiamarlo A bit of Europe forse è un po’ ambizioso… comunque:

3836 km, 2 settimane, tenda, hotel, lampadine fulminate, moto ribaltata, macchina ribaltata, rimasti chiusi fuori da un hotel in francia, panico, roller coaster alpino, gentaccia a  vienna sud, pub nuovi, gente simpatica a vienna centro, birra, acqua, raclette, paradiso dei motociclisti a budapest (bikercamp)… svegliarsi in tenda alle 5 di mattina con 3° a ferragosto.. portarsi una polmonite/tracheite a casa come ricordo del viaggio.. le solite cose!

Mappa.

Foto.

Video.

E’ stato decisamente bello e molto avventuroso, pero’ non raccontero’ una ceppa perchè stavolta è stato… diverso. In solitaria avevo le idee ben chiare, non vedevo l’ora di raccontarlo a qualcuno, di VEDERE qualcuno. In compagnia invece ho pensato soltanto a sopravvivere, meravigliarmi per quello che c’era di nuovo intorno a me, e a divertirmi. Se a qualcuno interessa il racconto, ci sono i pub, le birre, e ci siamo io e il mio amico con molti bei ricordi ;)

Austria Take 4

Nonostante mi sia già passato quasi tutte le principali mete turistiche dell’Austria, è sempre un piacere tornarci. E’ proprio un vizio, un vivere bene, un paese dove i motociclisti sono i benvenuti, c’è aria fresca, panorami, strade perfette, hotel economici… Mi piace l’Austria, se non s’era capito.

PRIMO GIORNO [mappa]

Distrutto dall’ultimo viaggetto con 950 km in un giorno, tutta autostrada, stavolta ho pensato di evitarla come la peste, facendo solo Ferrara-Padova. Ha funzionato molto bene: sono arrivato poco piu’ tardi ma rilassato. Anche il motore era rilassato: 19-20 km/l non è male per il GS Adv, almeno credo. Il tempo non era dalla mia parte, ma oltre ai nuvoloni minacciosi non è successo molto, solo qualche goccia sul Plöckenpass / Passo di Monte Croce Carnico.

Ma prima di svalicare in Austria mi sono fatto la Panoramica delle vette, mai fatta prima d’ora. Allora. Io non sono un mototeppista di quelli che si vedono nei film o uno che sfida IL SISTEMA o roba simile. Però davanti al cartello rosso “chiuso / ferme’ / closed / geschlossen” non sono riuscito a fermarmi (e non potevo neanche far finta di non capire il significato, è scritto in ogni lingua cazzo!). Dopo centinaia di km, una stradina così invitante… Ho pensato di provare lo stesso… Dopotutto ero sempre in tempo a girare la moto fermarmi, scendere dalla moto, spingere come un dannato 300 kg di ferro, fare cento manovre e tornare indietro, no?

Bene, proseguo. A parte tantissimi aghi di pino, fogliame e qualche pietruzza è tutto ok. Incontro dei ciclisti con un camioncino di supporto e chiedo se sapevano cosa c’era di tanto “rotto” per chiudere la strada, visto che fino lì ci si arrivava bene. Un ciclista: “Eh sì penso che il cartello sia per una frana più avanti” e il tizio del camioncino “C’era il cartello chiuso? Ma dirmelo prima no?” ops, non volevo seminare zizzagna, proseguo. Ottimo panorama, peccato per la giornata uggiosa. C’è anche un tratto di sterrata/sassolini, che si fa con tranquillità con ogni moto. Con il GS mi sono trovato un po’ male, forse perchè avevo un sacco di bagagli, forse perchè sull’asfalto è una poltrona e sono abituato bene. Non so, non mi convinceva. Per non parlare dei sassolini che sbattevano sul motore, sugli scarichi cromati, che dolore! No, non sto diventando un fighetto, ma quando una moto costa un rene ste cose succedono. Per fortuna lo sterrato non dura molto.

Mentre proseguo pensando che il cartello di chiusura fosse assolutamente inutile, mi ritrovo la strada totalmente occupata da un camioncino. Ok, perfetto, e adesso che faccio? Neanche il tempo di pensare o dire qualcosa, l’omarino me lo sposta a filo con la montagna, lasciandomi lo spazio per passare. Grande! Ringrazio; un altro tizio più avanti mi inizia a urlare “Romagnolo? Sei romagnolo?” cazzo, ho detto solo una parola, come ha fatto! (no, non poteva vedere la targa, era davanti a me). Facciamo quattro chiacchere sul terremoto in Romagna, mi racconta del terremoto del Friuli del 76, mi chiede se conosco un tizio di Forlì (seh vabbè). Un chiaccherone instancabile, personaggio veramente piacevole.

Più avanti incontro 2 o 3 tagli netti nell’asfalto, forse per stendere tubi/canali di scolo, e qui la faccenda si fa seria perchè non si passava proprio. Buco tanto profondo. Vedendomi arrivare gli operai riempiono una piccola parte della fessura con delle macerie, e tra una bestemmia e un’altra mi dicono “dio *******, vai veloce! non fermarti! vai vai vai vai dio ****” e passo anche questi ostacoli. Cazzo, mi sentivo come in una pubblicità. Più avanti incontro un altro taglio già riempito, mi calmo un po’ perchè pensavo di avergli fatto fare un lavoro inutile, qualcosa da distruggere: trovarne un altro già pieno mi ha fatto pensare che fosse il loro lavoro riempirli. Spero.

Corro via felicissimo che mi sia andata bene: rifarmi tutto lo sterrato, specialmente con un tempo che prometteva acqua, non mi sarebbe piaciuto.

Ok, dopo al Plöcken Pass con qualche goccia d’acqua, in Austria è tutto un gran sole. A me piace pensare che al confine cambi tutto. Non accetto ragioni fisiche o logiche, tipo l’altezza della montagna che blocca i nuvoloni di maltempo. No. Non esistono ragioni. Dopo il confine, tutto è migliore. Punto.

Arrivato troppo presto a Großkirchheim, mi faccio una camminata da solo per il paese. Un po’ strano, ma rilassante. Cena al Döllacher Dorfwirtshaus sotto sguardi dubbi della cameriera, notte dalla Gertry.

SECONDO GIORNO [mappa]

A colazione arriva una motociclista italiana che se la cava bene con il tedesco, le faccio i complimenti e mi risponde che quello che sa in tedesco lo deve al suo lavoro in albergo… ok questa cosa “lavoro in albergo” l’ho già sentita da qualche parte… “Sei gabry71?” “Sì, il mondo è veramente piccolo!” :D

Decidiamo di emulare Gattostanco facendo anche noi una foto con la Gertry – cosa che probabilmente farò stampare e appenderò in camera. La accompagno al Grossglockner tramite una stradina che ci ha consigliato Gertrude, che passa da Apriach per arrivare a Heiligenblut. Molto carina, in quota, belle viste, ma non un granché dal punto di vista stradale. Ci salutiamo appena entrati sul Gross, lei se lo girerà con calma per poi tornare indietro, io invece me lo faccio un po’ spedito per arrivare alla destinazione di oggi: Eisriesenwelt, Il Mondo dei giganti di ghiaccio, a Werfen. E’ una gigantesca grotta con diverse formazioni di ghiaccio. Scoperta a caso su internet, cercando qualcosa da vedere a Salisburgo.

Scendendo dal Gross era CALDISSIMO, 25/30 gradi se non di più. Durante la strada per Werfen il mio fido Nokia E72 s’è spento per surriscaldamento (era nella custodia impermeabile per farmi da navigatore, povero). Arrivo comunque a destinazione, le grotte sono ben segnalate.

Inizio la camminata con lo zaino in spalla: per raggiungere l’ingresso della grotta ci sono circa 20 minuti di camminata, una funivia, e altri 20 minuti di camminata. Ok, per chi volesse andarci: io ho iniziato a camminare alle 13/13.30, sotto al ciocco del sole, NON VE LO CONSIGLIO, l’unico lato positivo è che la visita guidata è stata rilassante e in orario, magari la visita delle 15.30, cioè l’ultima, sarebbe stata piu’ frettolosa, magari più affollata.

Lo zaino è necessario perchè all’interno della grotta la temperatura è intorno allo zero, quindi un maglione e la giacca da moto si rendono obbligatori. Durante la salita alcuni tizi serbi mi chiedono a che ora parte la funivia, poi mi chiedono in che direzione si va una volta scesi dalla funivia, poi mi chiedono di fargli una foto. Insomma, uno parte con l’idea di deprimersi in solitaria e poi si ritrova a fare da guida a due coppiette di serbi!

La camminata è decisamente suggestiva, si vede da lontano il castello di Hohenwerfen che spunta come un fungo dalla vallata. Arrivato all’ingresso io e i serbi ci guardiamo intorno, non capiamo cosa dovrà succedere adesso, c’è solo un cancelletto chiuso. Dopo un po’ salta fuori una guida, di cui non ricordo il nome, raduna tutti in un gruppo e chiede piu’ o meno che lingua si parla. Nel nostro caso ha parlato in inglese, ma talmente lento e scorrevole che si capiva tutto. Addirittura le battutine. Alla consegna delle lampade al magnesio… “Those are open fire lamps, be careful not to fire up your neighbour, unless it’s your mother-in-law”.

L’ingresso nella grotta vera e propria è segnato da una porticina, una roba proprio.. esile, ma nell’aprirla si scopre una piccola sorpresa: raffiche di vento che raggiungono i 100 km/h nelle giornate più calde (dovuto allo scambio di calore bla bla).

Dentro è tutto un altro mondo, buio, stranissime formazioni di ghiaccio, veramente suggestivo. Ad un certo punto la guida ci fa notare delle rocce ricoperte di un sottilissimo strato di ghiaccio, che brillano illuminate dalle fiammelle delle lampade:

“We are lucky to see this, the ice it’s not always there…”
E tutti: “oooooh”, e iniziano a toccare le rocce…
“It’s not always there because everyone touches it!”

Favoloso.

Non si possono fare foto, è severamente proibito, inoltre è dannatamente buio, quindi l’unico momento buono sarebbe quando la guida tira fuori un qualche coso luminoso tipo magnesio che illumina tutto in modo molto suggestivo.

Esperienza unica senza ombra di dubbio. Un po’ caro il biglietto, avrei volentieri pagato 10/12 euro invece che i 20. Insomma, niente di fantasmagorico, però di sicuro stupisce. Una o due volte nella vita è da fare.

Al ritorno non sapevo se andare a dormire vicino a Salisburgo per visitarmela in serata, o tornare dalla Gertry. Opto per la seconda, quindi mi rifaccio tutto il Gross, stavolta con più calma.

Pausa birra sull’Edelweissspitze: dannatamente rilassante dopo ore di camminata al caldo. Qualche chiacchera con un motociclista tedesco riguardo la GoPRO montata sui valigioni, mi chiede cos’è come si usa se non ho paura che voli via, parliamo a gesti dato il linguaggio. Favoloso.

TERZO GIORNO [mappa]

Stavolta a colazione nessuna donzella, ma un gruppo di Harleysti Padovani. Non mi ispiravamo molta simpatia (sì sono uno stronzo razzista!), quindi mi sono fatto gli affaracci miei.

Decido di andare a vedere la diga Kölnbrein Dam, sulla Malta Hochalmstraße, strada a pagamento, 9 euro. Esagerati, decisamente esagerati per pochi km di strada di montagna. Tra l’altro ci sono anche diversi semafori, il primo con 15 minuti di attesa, oddio. VOGLIO I MIEI SOLDI INDIETROOOOOOOOO. La strada è stata decisamente una delusione.

Arrivato alla diga mi sono calmato: è una struttura gigantesca, fa subito pensare a quanta progettazione, quanto lavoro è stato necessario per creare un gigante così. La parte più carina (anzi, l’unica parte carina) sicuramente è l’airwalk, un balconcino al centro della diga con pavimento di vetro e griglie in metallo: guardandosi i piedi si intravedono 200 mt di vuoto. Bello.

Purtroppo inizia il ritorno a casa, stessa strada dell’andata, stavolta il Plöckenpass me lo sono fatto con il sole, anche se non è questa gran figata, specialmente se si becca una macchina o un camion, quasi insuperabile. Poi odio i tornanti in discesa: prima del tornate finisco sempre per frenare caricando un mucchio l’anteriore, cosa che ritengo pessima.

Ritorno con tantissime pause, la temperatura era stabile sui 30 gradi e stavo morendo. Anche questa volta sosta in un fiume, ne ho approfittato per lavarmi i pantaloni, la giacca, gli stivali e il casco.

Penso che sta cosa della tappa al fiume la renderò obbligatoria in ogni giro che farò. L’acqua che scorre attorno agli stivali è rilassante, rinfrescante, riposante. Allevia il dolore del ritorno.

RIFLESSIONI

Prima di tutto: superare gli ostacoli della Panoramica delle vette mi ha fatto apprezzare ancora di più la moto. Il bello è che girare in moto non ti annulla tutti i problemi: semplicemente cambiano. E’ affrontare qualcosa di nuovo. Ad esempio arrivare a destinazione (se c ‘è una destinazione!), arrivare VIVO a destinazione, trovare un posto dove dormire, dove mangiare. Mescolando tutto questo con qualche giorno di ferie, in modo da pensare “beh, chi è che ha fretta?”, per me è il relax più assoluto.

Diversi amici mi hanno chiesto come facevo a stare 3 giorni da solo, se non mi annoiavo, se non avevo paura: Beh, iniziamo col dire che non è una mia scelta, io invito sempre qualche amica, qualche amico, ma tutti dicono di no perchè non vogliono, non hanno soldi, non hanno tempo, non si divertirebbero o… non lo so!
Evidentemente ragioniamo in modo diverso: se quando non avevo la moto “grande” qualche amico mi avesse invitato a girare in Austria, cazzo, mi ci sarei precipitato.
Comunque più o meno c’ho fatto il callo, voglio dire: a cena e prima di dormire mi sento solo, mi piacerebbe parlare con qualcuno della giornata appena trascorsa, ma il resto del tempo sono sempre riuscito a tenermelo ben impegnato. Ci sono momenti che valgono già tanto senza bisogno di compagnia. Ad esempio, provate a farvi una Stiegl media sull’Edelweissspitze alle 18 di un giorno soleggiato. Il venticello fresco, i rumori delle moto in lontananza, un gigante di 3.798 metri vicino, motociclisti tutti attorno, che guardano la vostra moto incuriositi. Qualche chiacchera ci scappa sempre. E se non scappa, beh, basta pensare al traffico quotidiano, alle corse per andare al lavoro, al telefono che squilla, e… starete BENE.

L’unica cosa che mi dispiace è che ogni momento vissuto da solo è unico, probabilmente irripetibile (se non tramite foto, video, e questi report lunghissimi). E se mai troverò la compagnia (o la compagna) per questi giri, ho paura di non incontrare le stesse avventure che ho trovato da solo, come la guida simpatica all’Eisriesenwelt, o la strada chiusa con i mega buchi da superare. O l’operaio chiaccherone. Ecco, questa è l’unica cosa che mi dispiace del girare da solo.

Per quanto riguarda la paura: No, non ho paura a girare da solo. Beh, non esattamente: diciamo che in quasi tutti i giri in moto scelgo mete di montagna, stradine, paesini. E in quei posti l’unica paura che ho è che mi trattino troppo bene. Invece a Budapest e nelle campagne dell’Ungheria avevo paura, tanta paura. Ma… SONO ANCORA QUI.

Disponibili video e foto del giretto.

Un salto a Budapest

Ok questa è stata più una trasferta che un viaggio. Un piccolo sfogo, troppo breve, ho commesso molti errori nel “progettarlo” anzi, diciamo che ho sbagliato a non progettarlo.

L’andata è stata distruttiva, quasi 950 km in un giorno, diciamo pure 10 ore di viaggio che con le soste necessarie e non sono diventate quasi 12 ore.

Ho evitato la Slovenia perchè (che io sappia) ci vuole anche lì il bollino per le autostrade, e nei miei piani originari c’era anche Vienna o Salisburgo, quindi ho pensato di evitare un bollino inutile e di passare per l’Austria.

 

PRIMO GIORNO [mappa]

Mi sveglio alle 7.30 ma parto alle 9, troppe paure. L’idea dell’Ungheria mi spaventava molto. Non sapevo a cosa andavo incontro, da solo… Si allenta un pò la tensione quando in autogrill un simpatico padovano mi chiede dove stavo andando conciato così (con un po’ di aria di.. superiorità diciamo, della serie: “sei troppo imbacuccato, dove cazzo vuoi andare?”). Quando gli rispondo Budapest però la sua espressione cambia un po’, e mi fa gli auguri per un buon viaggio.

Ultimo autogrill prima dell’Austria, mi fermo a comprare la Vignette e il Kit di pronto soccorso obbligatori (che poi dopo, senza la furia del momento, scopro che non ha l’omologazione DIN 13167 quindi penso sia completamente inutile, bella chiavata! grazie italia!) e incontro lo stesso tizio che mi dice “Di questo passo non ci arrivi mica a Budapest!”. Sorrido e… in effetti me la stavo prendendo troppo con calma.

Sosta panini a Wolfsberg, Austria e passo alla seconda fase del viaggio: “shit got real”, cioè: la faccenda si sta facendo seria. Ormai sono in ballo.

Riparto e in pochissimo tempo (tutta autostrada) raggiungo il confine con l’Ungheria. E devo dire che la differenza si nota. Le case, la gente, l’erba, è tutto diverso. Il verde è.. meno verde del solito. Sinceramente la definirei “le bassette” d’Europa. Solo i Ravennati capiranno. I passaggi a livello hanno una luce lampeggiante, bianca, e c’ho messo qualche minuto prima di capire che fanno sempre così e che potevo passare. Che fregatura. Per usare le autostrade (o anche altri pezzi di superstrade mi pare), anche qui serve il bollino. Si chiama E-Matrica, ed è completamente virtuale: comprandola ti chiedono il numero di targa e delle telecamere fisse o mobili su camioncini ti controllano.

Arrivo alle 21 a casa di Júlia, prima volta che la vedo di persona, e senza farsi problemi mi chiede “have you got a spare helmet?”. Perfetto! Si fida di me! Clicco e tengo premuto ESA finchè non appaiono due caschi su display (*), e andiamo in hotel così mi aiuterà con la tizia che non parla molto bene inglese (scrissi un’email in inglese mi rispose in ungherese, perfetto!). Già qui, punti, molti punti. Io mi sono fidato di una persona conosciuta via IRCNet anni fa, e ho percorso 950 km per vederla, rischiando di trovarmi di fronte all’Uomo dei fumetti dei Simpson. Ma la mia fiducia è stata ripagata, WOW! Faith in humanity… restored!

In hotel si mette a chiaccherare con la signora guardando Budapest dalle colline, mooolto carino. Anche se ritrovarmi lì, con una ragazza e una signora che chiaccherano in ungherese mi fa nascere molte domande tipo “che cazzo ho fatto? stamattina ero a casa mia!”.

Andiamo a farci un giro per il centro, in moto. Júlia in inglese si confondeva un po’ tra sinistra, dritto, e destra, quindi ho deciso che mi dovrà toccare la spalla dove dovrò voltare ad ogni incrocio. Sarò il suo joystick. Non oso pensare a quanti divieti non ho visto. Speriamo bene. E’ tardi, ci prendiamo qualcosa in un fast food e quand’è ora di togliere la moto dal cavalletto laterale, la tiro su.. un po’ troppo su… perdo l’equilibrio… Splof. Ed ecco un mostro di quasi.. boh? 300 kg? per terra. A Budapest. Ok, ero un po’ stanco. Prima cosa che noto: le gigantesche valige laterali in ferraccio e il paramotore FUNZIONANO. La moto in effetti non s’è fatta niente, solo un graffio invisibile sulla valigia destra. Sollevarla è stato abbastanza facile. Nonostante io sia abbastanza mingherlino, tra la rabbia, i video su youtube visti in passato, e anche il suo aiuto, l’ho tirata su in un attimo. Júlia: “Well, we are alive, yay!”. Mi piace la sua filosofia.

Vado a dormire dopo una bella doccia. Mancavano gli asciugamani e spiegarlo alla signora non è stato un granchè facile. Comunque l’hotel è Cziraky Panzió. 32 euro colazione esclusa. Sinceramente mi sono svegliato con delle formiche sul materasso che mi guardavano, ma non so se erano lì per caso o erano nei miei bagagli o boh. Sembra un posto per bene comunque. Garage per la moto.

 

SECONDO GIORNO [mappa]

Appena sveglio vado da Júlia, mi porterà a fare un giro per Budapest. Data la stanchezza, e il fatto che Budapest sia inguidabile (ci sono un sacco di incroci senza cartelli, o quando c’è un semaforo devi lavorare di fantasia per quanto riguarda la svolta da fare), dicevo, inguidabile… ecco, ci siamo mossi con tram e metropolitana. Vediamo un sacco di castelli e parchi e tante cose belle. Non so assolutamente nessun nome o riferimento purtroppo. L’unico posto di cui mi ricordo il nome è “Magyar Mezőgazdasági Múzeum”, il museo dell’agricultura. In realtà è un gigantesco parco con ingresso stile “castello di Mirabilandia” con musei vari, statue, colline, alberi, tanta robba.

Io, stanchissimo dal giorno prima: “My back hurts because of the big trip, can we sit down somewhere?”
“Sure!”

Appoggio la giacca Dainese su una collinetta all’interno di questo prato, ci stendiamo a guardare il cielo. Quel momento mi ha ripagato di quasi tutte le fatiche e spese per questo viaggetto.

Pranzo nel suo – da quanto ho capito – ristorante preferito: Pizza Eataliano. Quando chiedo perchè “Eataliano”, mi risponde “because it reads italiano”, cacchio, che trovata.

Dopo pranzo giriamo un altro po’, ci becchiamo la macchina di Google Maps che ci scatta qualche foto. Purtroppo lei ha da fare, deve organizzare la cena del suo compleanno così mi avrebbe lasciato da solo per la serata.

E qui ho commesso il più grande errore di tutto il viaggio: ho deciso di andarmene. Stavo così bene con lei, era tutto così facile, bello, scorrevole, che ho pensato: “Cazzo, senza di lei qui sono morto. Fanno fatica a parlare inglese, moneta diversa… Mhhh meglio tornare verso casa”

Molto probabilmente se mi avvicinavo al centro turistico qualcuno parlava inglese, e non ho pensato che andare a Budapest non è una cosa che capita tutti i giorni, quindi potevo benissimo rimanere. Ma no, vabbè. Ho sbagliato. Con l’aiuto di Júlia trovo un hotel a 20 euro in Austria e mi metto in viaggio.

Traffico bestiale per uscire dalla città. Una cosa proprio… invivibile. Anche il motore boxer inizia a borbottare in modo diverso, “finalmente” si sente il caldo che sale dai cilindri (tutti dicono che scalda un casino, io non me ne sono mai accorto!).

Bene, mi ritrovo alle boh, 22.15 (non ricordo esattamente, comunque era tardino) ancora in Ungheria, dalle parti di Hosszúpereszteg (tradotto significa: paese in mezzo al nulla più assoluto). Ho finito di proposito tutti i fiorini ungheresi e ho solo degli euro. Ho un hotel prenotato in Austria e non ho ancora mangiato. Beh cercherò un ristorante e cambierò i soldi. Oppure chiedo se accettano gli euro, ho notato che in alcuni posti sono accettati, tanto tra 2 anni sarà la moneta ufficiale (poveri loro!). Ok, ma devo avvertire l’hotel che tarderò. Chiamo, mi risponde una voce tedesca registrata. Perfetto, e ora dove cazzo dormo? Arrivo in ritardo sperando che la signora sia ancora sveglia? Cerco un altro hotel? Mangio in hotel? Mangio qui? AIUTO!

Momento di panico. Odio non avere la situazione sotto controllo.

Mi fermo in un locale. E’ di spogliarelliste. Tentato, ma sono nella merda fino al collo. Mi fermo in un altro pub più tranquillo: “Do you accept euro?” “Yes!” “Nice, and can you make me something to eat? A sandwich?” Sguardo vuoto della cameriera. Non ha capito un cazzo.

Un tizio si alza dal tavolo e inizia a dirmi cose strane in ungherese. Sorrido e gli faccio segno che ho fame sfregandomi la pancia. Mi indica un ristorante 10 km in direzione opposta, tornando verso Budapest. No, grazie, devo scappare in Austria, sono in mega ritardo, non posso tornare indietro. Esco e sto tizio con 2-3 amici, cameriera compresa, mi seguono fuori dal locale e mi si gela il sangue. Che cazzo vogliono? Semplicemente si accendono una sigaretta. Ok. Guardano la moto e ridendo mi dicono che è un trattore (almeno, io ho capito così). Sorrido, metto in moto, e tutti si mi fanno il segno di impennare :D che tesori, ma mi dispiace, non ne ho voglia, e poi dovrei disattivare l’ASC, tzè (*).

Partenza normale, deludendoli, poi accellero il ritmo.

Riprovo a chiamare e stavolta la tipa dell’hotel risponde. Le chiedo se puo’ farmi qualcosa da mangiare. Dice che non è un problema. Ohhh che carina.

Arrivo alla Frühstückspension Lechner (20 euro a notte colazione compresa) alle 22.30/22.45, entro in camera e trovo un piatto con 3 panini con quella specie di mortadella farcita tedesca. Ah, che tesoro. Austria, la patria dell’ospitalità.

 

TERZO GIORNO [mappa]

Sì, è stata un tesoro per i panini, ma la colazione non è stata delle migliori: l’aranciata sapeva di benzina e avevo seri dubbi sulla scadenza delle varie marmellate. La tizia mi ha chiesto dove andavo, quando le ho detto Wörthersee mi ha risposto qualcosa che non ho capito. E’ scappata a portare suo marito dal dentista. Poi non ho piu’ visto nessuno in hotel.. mi sa che ero da solo… Boh!

Direzione Wörthersee, così “mi avvicino a casa con calma e mi guardo un bel laghetto con calma…”. Si, magari. A 3-4 km dal lago IL CASINO PIU’ ASSOLUTO. Mi sono beccato il Wörthersee Tour 2012 (basta vedere le foto per capire cos’è).  Ecco cosa voleva dirmi la tizia dell’hotel. C’era un sacco di gente ai lati della strada, tipo un rally. Alcuni ragazzi s’erano preparati un cartello con scritto “SOUND CHECK” (ergo: faccela sentire, fratello!) e le macchine rispondevano con sgasate fino al limitatore.

Insomma, ok, carino, ma non era sicuramente quello che stavo cercando. Ricambio un po’ della gentaglia che mi salutava (salutavano macchine e moto, era proprio baldoria generale) e torno in Italia, ma per poco: decido di farmi un assaggino di Slovenia: Cave del Predil -> Passo del Predil -> Log pod Mangartom -> Bovec -> Zaga -> Uccea.

Dopo tantissimi chilometri in autostrada finalmente si inizia a respirare. Panorami mozzafiato, fresco, curve. Mi sento a casa, incrocio diversi motociclisti.

Sosta panini sui sassi di un fiume (penso fosse il fiume Koritnica), e decido di mettere a mollo gli stivali. Vado in qualche centimetro d’acqua, tengono, vado ancora più a fondo. Che soddisfazione camminare in un fiume. Mi volto e sulla riva c’era un bambino che veniva sgridato dalla mamma perchè doveva stare attento a non bagnarsi le scarpe. Ho riso. Sono una persona cattiva. Ho riso tanto.

Rientro da Zaga, Uccea, vedo il cartello Italia e mi deprimo, come ogni ritorno. In autogrill qualche chiacchera con alcuni possessori di GS, poi a casa.

 

NOTE Anzi, critiche a me stesso.

Oddio, allora prima di tutto nota di un mio amico: mi ha fatto notare che uso dei verbi scazzati al passato cioè mischio passato con presente e cazzo, è vero. Pero’ ormai sono abituato così, sinceramente non mi va di correggermi. E questi errori me li porto dietro anche in inglese. Pessimo. Vabbè.

Poi, sempre autocritica: sono andato in panico e sono tornato verso casa, in Austria. Ho sbagliato e me ne rendo conto. Però da soli è difficile tenere sempre conto della situazione, delle conseguenze. E poi in Austria mi sento bene. Non so perchè, e non posso neanche dire che è la nazione più bella del mondo però cazzo, l’ospitalità, la gentilezza che hanno con i motociclisti è la migliore di tutti i posti che conosco.

Infine, in due punti contrassegnati dall’asterisco * ho parlato come un possessore di moto BMW. Allora. Ho sempre odiato gli spavaldi BMWisti, e non sono come loro, riconosco che ha i suoi difetti, ma ADESSO quando carico un passeggero la prima cosa che mi viene in mente è impostare l’ESA, e se penso ad un’impennata mi viene in mente che non posso farla per via dell’ASC (o simile, non so come si chiami esattamente in casa BWM). Ed è inutile, ora sono leggermente cambiato, ora ce l’ho e penso come un possessore di GS. D’altro canto, se qualcuno si sente offeso: non posso piu’ tornare indietro in stradine strette se non c’è spazio per fare “manovra”, non posso spingerla in salita senza scendere e sudare, consumo sui 18 km/l e con attenzione arrivo a 20 km/l. Insomma, non sono tutte rose e fiori. PERO’ è UNA GRAN MOTO. ECCO. BASTA.

Foto su Picasa, Video su Youtube.

Austria take 3

Take 3? E le altre volte? Beh, la prima mi hanno rubato la GoPRO (pirla io), la seconda ho fatto Livigno/Svizzera/Austria in un weekend per ricomprarmela a basso prezzo (si, certo, basso prezzo se non contiamo i 1600km di viaggio, ma è un altro discorso :P), e questa è la terza e finalmente ho qualcosa da pubblicare. L’itinerario originale era più esteso, ma causa maltempo mi sono giocato Sabato Domenica e Lunedì :(

Per quelli che non vogliono leggere il report ho preparato velocemente un video, e qui ci sono le foto.

 

PRIMO GIORNO [mappa]

Partenza con molta calma da casa , prima e unica tappa (ormai fissa) al Braugarten Forst a Merano e poi via verso il Reschenpass (suona meglio di Passo Resia!) per arrivare a Prutz. Quest’ultima cittadina è un covo di hotel, sicuramente non ho rischiato di rimanere senza un letto. Ne ho trovato uno abbastanza buono: übernachtung mit frühstück -ok, dai, la smetto: pernottamento e colazione-  a 28,50 €. Il posto si chiama Haus Marianne. La signora è della razza di Gertrude, è gentilissima, parla un po’ inglese, e la mattina ti racconta delle cose incomprensibili in tedesco, e dice che la mia motocicletta luccica ed è bella, sembra nuova! Ahhh che bello il risveglio in Austria :D pago, stretta di mano, mi dice buon viaggio e di stare attento che sul Kaunertaler è freddo.

 

SECONDO GIORNO [mappa]

Seh, freddo, lei non sa che ho i pantaloni fighissimi della REV IT e la giacca DAINESE con IMBOTTITURA INVERNALE e pile della QUECHUA (piu’ un altro pile in valigia)! Cosa vuoi, aver freddo?
Si cazzo, avevo freddo e avevo anche i jeans sotto i pantaloni. Nella vallata per arrivare al ghiacciaio c’era un’ombra assassina: alle 9/10 di mattina il sole non si vede proprio fino ai 2000 mt. C’era neve. Tanta neve. Banchi di nebbia. Lavori in corso. Un disastro. Ho pensato di fermarmi per mettermi altra roba e imbottirmi AL MASSIMO, ma ad un certo punto la strada migliora e lo spettacolo di tutti quei monti innevati mi ha aiutato a proseguire senza problemi. Tutto diventa emozionante curva dopo curva. C’erano dei tronchi con delle strane facce scolpite sopra, penso fosse la pubblicità di una grappa o roba così. In cima beh, in cima sembra di essere in cima al mondo, anche se sono “soltanto” 2750 mt (considerando però che Prutz è a circa 800 mt, non è male). Qualche foto e via verso la tappa più importante: il castello Neuschwanstein, più esattamente il ponte di Marienbrücke. Fatto costruire da Ludovico II di Baviera, è alto 90 metri e rende un’ottima visuale del castello, gran figata, è da vedere assolutamente. Sul ponte, troppi cinesi, tutti saliti col bus. Io ho preferito farmi la mezz’ora di camminata.  Con i valigioni GIVI sono riuscito a trasformarmi completamente da motociclista con stivali a esploratore/trekking con zaino e bottiglia d’acqua. Senza lasciare niente incustodito, tutto chiuso a chiave. Un pò in ritardo (c’erano cascate ponti e gole ogni 2 metri) proseguo per il resto del giro, e decido di fermarmi a Oberammergau. Cittadina un po’ troppo turistica, molti hotel sopra i 40 euro a notte. Mi fermo ad un incrocio completamente a caso per guardare la mappa e vedere se m’ero segnato qualche hotel in zona, ma un vecchietto vestito tedesco doc attira la mia attenzione. Seduto su una sedia di legno, su un tavolo di legno, sta riparando un cassetto, di legno. E mi guarda col martello in mano. Di legno. Il martello. Guardo intorno e sembra proprio un’hotel. Cerco di parlare tedesco/inglese/italiano con scarsi risultati ma dopo un po’ capisce che cercavo una camera e risponde “NON LO SO”. E’ un figo di dio. E’ andato a controllare le chiavi perchè non si ricordava se aveva una camera libera o no :D
Mi piazza in una mansarda, niente male, arredamento un po’ strano, c’era un orologio con le lancette che giravano al contrario. Particolare. Lui è Anton Zwink. 32 euro per notte e colazione. Cena favolosa al Gasthof Zur Rose, personale gentilissimo che parla benissimo inglese, gente di tutti i tipi, c’erano francesi, tedeschi, olandesi, operai con i pantaloni ciussi, insomma, non mi sono sentito per niente a disagio.

 

TERZO GIORNO [mappa]

Giorno dedicato completamente alla traversata da ovest a est, sempre sul confine tra Austria e Germania, seguendo a grandi linee la Deutsche Alpenstraße. Niente di eccessivamente interessante se non i panorami:
-stupenda la stradina che passa per Altlach, sul lago Walchensee (3 euro, bastardi!)
-laghi Weitsee – Mittersee – Lödensee  dove ho incontrato due simpatici tedeschi che pranzavano al sacco insieme a me, mi hanno offerto dell’uva (epico: “Italien! Uva!”)
-la zona di Berchtesgaden per la Kehlsteinhaus (già visitata nel primo giro, ho skippato)
-la  Rossfeld Panoramastraße (3,50 euro, totalmente meritati)
Dall’anello della strada di Rossfeld “esco” a Oberau per andare verso Hallein, poi tutta giù evitando l’autostrada, Radstadt e Mauterndorf, dove mi fermo per la notte.
In quel paese non c’è niente. E’ vuoto. Un pub delle dimensioni di un piadinaro e 2 massimo 3 hotel “usabili”(gli altri o erano nascosti o erano palesemente lussuosi). Sono capitato nell’Hotel-Gasthof Weitgasser, parlano benissimo l’italiano, parcheggio per le moto al coperto, ed essendo Gasthof  (che vuol dire tipo “locanda”) ha anche il ristorante. 33 euro a notte con colazione a volontà. Durante la cena vedo due tedeschi che mi indicano sollevando i boccali “Italien! Motorrad! Ahah!”. Così decido di partire all’attacco: ho trovato un mazzo di carte da poker e gli ho spiegato in inglese: vi faccio un gioco di carte, se vi piace mi offrite un grappino, ma sti bastardi hanno VOLUTO il gioco di carte ma non hanno PAGATO un cazzo. Stronzi.
Comunque stanza e bagno favolosi, tenuti benissimo, sarei rimasto lì a vita. Svegliarsi la mattina per andarsene è stato un trauma.

 

QUARTO GIORNO [mappa]

Ultimo pezzo: Nockalmstraße da sud verso nord (l’ho letto da qualche parte sul sito di Gattostanco). Per arrivarci sono passato da Predlitz, Turrach, Unter-Winkl: stradina gratuita e favolosa. L’ingresso alla Nockalm costa 8 euro e sono abbastanza meritati. La strada è molto veloce, larga, tenuta bene, non ho avuto problemi a passare bus e i camper. Peccato che insieme a me fosse entrata anche una carovana di macchine d’epoca: fotografi appostati in ogni buco, volevo fare delle foto al panorama ma NO, ERO IN MEZZO. Stronzi. In cima c’è una campana con qualche scritta strana che non ho compreso, ma è impossibile arrivare in cima e non suonarla, e dei tronchi intagliati con tantissime facce STRANISSIME (vedi foto/video). Tutta la strada NON E’ PRESENTE (o è seriamente scazzata) su Ovi Mappe, e a Innerkrems dovevo “uscire” e andare verso l’autostrada e invece mi sono “perso” tornando indietro verso Schonfeld. Per arrivarci ho fatto delle peripezie incredibili, c’erano delle strade DISTRUTTE. Quando mi sono accordo che dovevo tornare indietro, beh, s’è sentito il “DOH” per tutta la Nockalmstrabe.
Pranzo su una panchina al lago di Millstatt e poi giù verso a Hermagor. Inizio seriamente a deprimermi. Pieno fino all’orlo a Tropolach (la benza costava 1350/1400 contro i 1600/1650 dell’Italia) e dopo un grande respiro mi faccio il Naßfeld Pass, o Passo Pramollo, che porta in Italia. Mi perdo apposta sulla stradina di “Studena Alta” e giro a zonzo senza seguire il navigatore. Non ho voglia di tornare a casa. Purtroppo arrivo dalle parti di Pordenone e decido di prendere l’autostrada, iniziava a farsi un certo orario. Mi faccio tutta l’autostrada ai 100/110 no stop fino a casa.

 

CONSIDERAZIONI/CONSIGLI

-Non è vero che l’Austria è godibile solo nei mesi caldi: a fine Settembre è ancora girabile in moto, magari qualche problemino sopra i 1500 metri, ma niente di che (basta che non abbia appena nevicato)
– Le valigie laterali  sul V-Strom non sono troppo invasive durante la guida, basta mantenere un’andatura turistica. E sono dannatamente comode, direi anche un po’ esagerate per solo una persona. In due avrebbero decisamente più senso.
– In Austria ti trattano sempre come ospite, come benvenuto, si sforzano di parlare italiano, mentre in Germania sono un po’ più testardi. Ma non stronzi, quello mai.
– Gli hotel che portano nomi familiari sono di solito i più amichevoli ed economici. Ho notato molto la differenza tra quello di Anton Zwink e gli altri due: quando c’è un maschio a capo di tutto, è facile trovare qualche asciugamano in meno, una vite nel portacenere, un orologio che cammina al contrario UPDATE: a quanto pare è una tradizione bavarese, mentre in quelli che portano nomi femminili è tutto più lindo.
– Mediamente un pranzo o una cena dignitosi costano sui 10/15 euro, questa volta per risparmiare ho fatto il pranzo al sacco: comprando pane e affettato al Lidl/Despar, con 3,90 euro ho fatto 4 panini GIGANTESCHI e ne ho dovuto anche lasciare lì perchè ero pieno. Decisamente da valutare, insieme all’eventualità di una tenda per risparmiare a manetta.
– Farsi 4 giorni in solitaria non è il massimo [oddio, anche se equivale alla libertà quasi assoluta]. Ma anche aspettare che i compagni di viaggio non abbiano problemi di soldi o di ferie non è il massimo. Ad un certo punto, hard to say, ma è meglio partire senza gli eventuali compagni di viaggio, prima che si faccia natale.

Sostituzione serratura Givi E36, E45, E52 Maxia

Ho da poco acquistato le due valigie laterali Givi E36 & Givi E45. Sì, le ho prese diverse, dal lato marmitta il telaio sporge di più, quindi ho optato per una valigia più piccola (info su http://www.stromtrooper.com/dl650-specific-wee-strom/34084-asymmetrical-givi-setup.html) e ovviamente mi sono arrivate con serrature diverse.

Dato che avevo ordinato anche un kit serratura (articolo Givi Z227, info qui sito givi cambiato: nuovo link di motorstock qui), credevo che il negozio mi avesse già fatto il lavoro, e invece no, quando vado per portarmele a casa mi dicono”Ancora qualche giorno”. ANCORA QUALCHE.. COSA? NO. LE VOGLIO. SUBITO.

Così porto a casa il tutto e guardo questo nuovo oggetto sconosciuto. In effetti è un’operazione da 5 minuti e servono solo un paio di cacciaviti.

 

Passo 1: Rimuovere il blocco serratura.

Nelle E36/E45 c’è solo una vite:

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Nel E52 Maxia sono 4 viti e tutto viene fuori facilmente, attenzione però alla rondella alla fine della molla nel pezzo rosso, se sta ferma è solo merito del grasso che ha messo la Givi.

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Passo 2: Rimuovere il fermo.

Questo lascerà il “catenaccio” libero. Attenzione: ricordatevi il verso della chiave e il verso del catenaccio, è da reinstallare nello stesso modo.
Una volta rimosso, la serratura cascherà senza bisogno di spingere. L’anello di ferro potrebbe andare bene anche per la nuova serratura (mi sembra che siano tutte compatibili) ma ho preferito cambiarlo.

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Attenzione per l’E52 Maxia: c’è una pallina (in basso a destra) tenuta spinta da una molla, e tende a schizzare via, fate attenzione

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Passo 3: Sostituire l’anello, sostituire la serratura, rimettere il “catenaccio”, rimettere il fermo.

Controllate che ci sia lo spazio che permette al fermo di incastrarsi, se non c’è provate a girare la chiave, toglierla, rimetterla, sicuramente non è nella posizione giusta.

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Passo 4: Rimontare il blocco serratura.

Nelle E36/E45 basta assicurarsi che la parte in metallo si infili nelle apposite scanalature. Nell’E52 Maxia basta riassemblare il tutto.

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Un po’ di grasso nelle parti metalliche, collaudo, e via.