Stavo pensando a ieri sera.

Alzo la mano per chiamare la cameriera, e ovviamente c’è un problema. Proprio sulle cose piu’ semplici, piu’ ovvie, quelle che dovrebbero andar bene. Invece no, c’era un tizio esattamente tra me e la cameriera. Di quelle cose che neanche se sei uno sborone a biliardo riesci a fare una riga così perfetta.

Tralasciando le domande senza risposta che mi ero posto per capire come mai io, lui, e la cameriera eravamo esattamente in riga, quale serie di micro-eventi ci aveva portato a quella scomoda situazione, alzo la mano.

La cameriera non mi vede, quindi la alzo ancora di più, evviva, sono qua, sbandiero, mi vedi?

Il tizio ovviamente, trascorsi i primi 10 secondi, inizia a saulutarmi come se fossi un malato di mente, durando per un bel po’ a fare ciao con la manina.

Ora, io, non ho voglia di ucciderti o altro, ma non ho neanche voglia di stare lì a spiegarti perchè sembrava che ti salutassi. Perchè se te lo spiego dal mio tavolo non avresti sentito, c’era il rumore dell’altra gente, la musica. Se vengo al tuo tavolo faccio una figura di merda, mentre per adesso sei tu in vantaggio.

Dentro di me volevo spiegarglielo, volevo chiarire, nella mia vita vorrei che tutto fosse trasparente, che funzioni bene.
Ma stavolta no.

Io: “Che c’è, vuoi portarmi tu da bere?”
Lui: “mhhhem no…” e volta lo sguardo da un’altra parte.

Ah, la vittoria.

Che soddisfazione.

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