Bertinoro

Ieri sera stavamo per andare a vedere il solito film sul mio divano quando Maroos nota una porta che non avevo mai notato, dietro l’armadio. “Dove va quella?” “Ah, quella. Collegamento diretto con Bertinoro, poi c’è anche una cantina.” (come facevo a saperlo?)
Ci infiliamo nello stretto condotto finchè non arriviamo ad una salitina con degli scalini.
Una vecchia signora esce, materializzandosi dall’ombra dove si nascondeva. “Vi stavo aspettando!”. Mi giro per fare una faccia interrogativa verso gli altri, e scopro che stanno tutti dormendo. Così mi rassegno alla stranezza e mi stendo anch’io. Per terra, con la testa poggiata sulle mani. Guardavo il soffitto tipico da cantina, spoglio, e le bottiglie ordinate meticolosamente. Pensavo che con tanto ordine ci potesse anche scappare una pulitina, invece erano tutte impolverate e non si riusciva a  leggere l’etichetta. “Scusi, ma perchè non possiamo continuare?”
“Dopo quella scala c’è un mio collega che sta dormendo. E poi, fuori c’è il male!”
“Ah. E non posso neanche dare una sbirciatina?”
“Sei padrone del tuo destino.”
Così vado e con piacere scopro che Giulia mi stava seguendo. Stava facendo finta di dormire. Ho sempre saputo che non era uguale agli altri. Anche quando è ora di dormire.
Io e Giulia proseguiamo in punta dei piedi per non svegliare il collega della vecchia signora, accasciato a terra. Arriviamo alla fine del tunnel, e troviamo un bellissimo bosco, con il rumore del vento e tutto quanto. Giulia è contentissima. Io un po’ di meno.
“Beh, questo non è Bertinoro. Che fregatura.”
“Guarda gli alberi!”
Il suo solito entusiasmo da bambina. Io volevo Bertinoro, che palle. “Cos’hanno gli alberi?”
“Non noti niente?”
Vedo un’espressione di raccapriccio nei suoi occhi. Non era l’entusiasmo. Guardando meglio gli alberi, scopro che tutti hanno il tronco con un grande taglio, ma le due metà sono sospese, fluttuano. Come se ci fossero 30/40 cm di plastica trasparente. Ma non c’era plastica. E inoltre, le due parti del tronco erano decentrate. E la parte sopra dondolava, come se fosse legata a qualcosa di piu’ alto, e invisibile.
“Giulia, non è possibile!”
Sembra che il “capo” de la vita, l’universo e tutto quanto fosse in ascolto, perchè al finire della mia frase tutti i tronchi sono caduti, alcuni, fortunati, rimanendo in piedi. Altri erano troppo decentrati e sono caduti lateralmente, provocando reazione a catena. Il rumore era insopportabile, tonfi spaventosi, ripetuti. E tutt’attorno stava diventando vuoto, nullo, senza senso.
Un tronco mi cade davanti agli occhi, spaventandomi.
“Oddio! Tutto bene Giulia?” “Giuliaaaa?”
Mi guardo ai piedi. Ho gli sci. Sono su una pista da sci. Di fondo.
Tutti gli alberi sono a posto, della Giulia non c’è traccia. Arriva una Jeep guidata da Mirko. “Presto, togliti gli sci e salta su, dobbiamo andare a prenderla!”
“Prendere chi?”
“Erika. Ti deve aiutare con il mistero dei portatili, no?”
“Hem, ssssssi”
“Ah, intanto, tieni questo portatile. E’ uno di loro. Puoi guardarci strada facendo.”
E così guardo questo portatile. Era già acceso, con una presentazione di foto ed un mouse con la rotellina attaccato alla porta USB.
Sono foto delle vacanze di qualche famiglia. C’era spesso un bambino che giocava sulla spiaggia. Aveva qualcosa di strano nel colore degli occhi. Mi fermo su una sua foto, con lui che stava sulla spiaggia con la paletta in mano, con espressione un po’ triste. Con la rotellina del mouse faccio zoom per guardare il colore dell’iride. Ecco, ho il primo piano dell’occhio. Non trovo niente di strano. E’ un occhio normalissimo. Quasi femminile. Torno indietro con lo zoom e scopro che in realtà era una bambina, ed era in mezzo ad un bosco con gli alberi abbattuti, e stava piangendo.
Mi è venuto un colpo.
“Mirko, ma che cazzo?”
“Dai non rompere i coglioni, siamo quasi arrivati”
Arriviamo da Erika e la carichiamo. “Ciao!”
“Ciao Frab. Qual buon vento?”
“Giudica tu.”
E le mostro che ogni foto di quel portatile, quando zoommata, cambia senza motivo, in qualcosa di piu’ brutto, orrido.
Lei non sembra molto scossa, e continua a provare, e a guardare il portatile, legge il modello, muove lo schermo.
Sento la Jeep fare molti sobbalzi. Poi un grandissimo salto, e la macchina si ribalta.
Ora siamo solo io e Mirko su questa pista da sci, di Giulia, Erika, e della Jeep non c’è traccia. Abbiamo gli sci. Mi fa: “Pronto?”
“?”
“Via!”
E iniziamo a fare pattinato, tirandoci come dei cretini. Ho già il fiatone dopo pochi metri ma non sono stanco, e continuo a volare.
Ogni tanto in mezzo alla pista c’è un tronco con un portatile appoggiato vicino, me ne frego e ci spingo ancora di piu’. Tanto il tronco cadendo aveva spostato molta neve, creando una piccola rampa.
Dopo circa 15 minuti vedo il traguardo. Sono in testa, sono ancora in testa, sì, sì, sì. Sono arrivato primo.
Mi tolgo gli sci, ammiro soddisfatto il mio fiato che genera fumo, e vedo Mirko arrivare dopo pochi minuti.
“Good game.”
“Sì dai.”
E ci incamminiamo verso il Camper.

1 pensiero su “Bertinoro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.